domenica 10 giugno 2012

Ricorda l'amico scomparso e vince un premio


"Ali del cuore" a Raffadali per studenti di scuola superiore
Pubblichiamo il racconto "Un 'amicizia spezzata " di Federico Picone dell'istituto "Fermi " di Agrigento che ha vinto la
decima edizione del concorso








 Ha   ricordato   con  un  racconto   il  compagno   di  classe   scomparso prematuramente, partecipando  ad un concorso di scrittura.  "Ali  del cuore"   s'intitola il premio  che  Federico  Picone, di Racalmuto, studente di secondo anno dell'istituto "Enrico Fermi" di Agrigento, Ina ritirato giovedì scorso a Raffadali, presso la scuola media "Galilei". Un concorso riservato a studenti di scuola superiore della provincia giunto quest'anno alla decima edizione. Alla cerimonia di consegna dei premi erano presenti oltre agli amministratori di Raffàdali, numerosi dirigenti


 di istituti provinciali, sindaci e autorità religiose.

Picone che ha convinto i componenti della giuria, composta da insegnanti, è
dedicato a Giovanni Domenico Marchese, il quattordicenne che il 4 settembre del 2009 morì sotto i ferri in un ospedale di Palermo. I due, Picone e Marchese, frequentavano la stessa classe alla scuola media 'Pietro D'Asaro" di Racalmuto. Pubblichiamo il racconto "Un'amicizia spezzata" che ha vinto il premio "Ali del cuore".


Un'amicizia spezzata
Due amici, compagni di scuola. Un'amicizia nascosta. E poi un sogno: il presentimento che i rapporti
potessero essere interrotti. La storia di due adolescenti e del loro rapporto spezzato dalla morte
tragica di uno di loro. Un racconto ispirato, in parte, da una storia vera.
Questa è la storia di due amici, di due compagni di classe. Luigi e Giovanni, quattordici anni e con
tanta voglia di vivere. Come è naturale negli adolescenti e nei giovani.
Uno, Giovanni, con una grande passione dentro: il disegno, l'arte in generale. Aveva però un talento
che teneva per se, che non mostrava a tutti. Ma era bravo, Giovanni, a fare schizzi tanto che i
compagni di scuola lo soprannominarono, simpaticamente, "Giotto".
Luigi invece aveva altre passioni: faceva parte degli scout, si dedicava anche al gruppo folk.
I due erano molto legati, anche se il loro rapporto era silenzioso. Giovanni aiutava spesso Luigi e
assieme trascorrevano momenti felici tra i corridoi della scuola media assieme ad un altro compagno
e amico, Claudio, ragazzo down.
Tuttavia Giovanni non amava molto uscire con gli amici la sera, il sabato e la domenica. Preferiva
starsene a casa o con uno zio, falegname, o con il fratellino Giuseppe. Nonostante la giovanissima età
era molto conosciuto, forse perché partecipava a molte iniziative culturali che si svolgevano in paese.
Una volta addirittura espose un suo lavoro: con l'aiuto del nonno e lo zio, tutti e due falegnami, costruì una miniatura di monumenti del paese.
E Luigi, invece, oltre agli hobby che coltivava, preferiva stare in piazza. Ma nonostante i diversi
interessi, avevano in comune una cosa: non amavano studiare le cose della scuola. Ma c'erano
sempre. Sempre presenti in classe, per scherzare e ridere e giocare soprattutto con le ragazzine.
E la complicità tra i compagni di quella classe arrivava al punto che Giovanni confidò a Luigi, a tutti
i compagni e a qualche insegnante che soffriva di una malattia non grave, per fortuna, ma che per
guarire del tutto doveva affrontare piccoli interventi.
Giovanni e Luigi frequentavano la terza media e ora si preparavano agli esami. E inevitabilmente
chiusa la scuola i due dovevano distaccarsi, anche se Luigi non voleva. Ma Giovanni preferiva stare a
casa, a disegnare, a dipingere, a creare.
Dopo l'estate Luigi decise di rintracciare Giovanni e invitarlo ad uscire il 4 settembre, in occasione dei
festeggiamenti in onore di Santa Rosalia, la patrona del paese. Il 4 settembre era un venerdì, e un
giorno prima a casa di Giovanni squilla il telefono. Era proprio Luigi che lo aveva invitato a stare
assieme durante la festa.
"Giova, domani usciamo?", disse Luigi.   "Non so se posso, ho da fare",  rispose un po' freddo
Giovanni. Si chiuse la telefonata, Luigi restò un po' incredulo da quella risposta. Si chiedeva come
mai Giovanni non voleva uscire.
Lo turbò a tal punto che la notte Luigi sognò Giovanni che gli diceva : "...domani non posso uscire
con te, però tranquillo che saremo vicini, io sto bene, ci rivedremo... non presto, ma ci rivedremo".
Arrivò la festa in paese. Una piccola festa molto sentita nella comunità. Luigi pensava a quel sogno,
ma non riusciva a dare una spiegazione.
Ma nel pomeriggio, intorno alle 15, poco prima della processione, ecco arrivare una brutta notizia.
Giovanni non c'era più. Il suo cuore si è fermato sotto i bisturi di un medico, in una sala d'ospedale, a
Palermo. Una disgrazia. Una terribile disgrazia. Giovanni è morto dopo uno sbaglio. E pensare che
questo era l'ultimo intervento che avrebbe dovuto affrontare.
Ecco perché, il giorno prima a telefono si era comportato in quel modo. Solo adesso Luigi capì.
Lo capì in mezzo al dolore di una perdita improvvisa, di un legame che si è spezzato in silenzio.
Non aveva lacrime per piangere, non ci riusciva a credere che il suo amico non c'era più.
La morte del ragazzo sconvolse tutti. In paese, il giorno del suo funerale, fu proclamato il lutto
cittadino. I compagni di Giovanni increduli si ritrovarono in piazza. No, non poteva essere vero.
E Luigi a pensare a quel sogno, a quelle parole.
La bara bianca di Giovanni, al suo arrivo in chiesa, fece capire a Luigi che non si trattava di un
incubo. Giovanni, purtroppo, era morto davvero.
Tra i ragazzi c'era rabbia e dolore: non si può morire a quattordici anni per un intervento. I giornali
scrissero di questo caso come uno dei tanti di malasanità.
Luigi pensava ancora alle parole del sogno. A quello che gli disse Giovanni e questo lo aiutò molto
durante quei giorni, quelle settimane tristi.
Da allora tante sono state le iniziative, le manifestazioni per ricordare questo piccolo generoso artista.
E Luigi sempre presente. Una volta tornò a scuola, in quella classe dove i due amici e compagni
condivisero momenti di gioia e spensieratezza.
Ricordò i bei momenti trascorsi insieme. E ora a scuola un'aula è dedicata proprio a Giovanni.
Durante l'inaugurazione furono esposti tutti i disegni di Giovanni che Luigi aveva già avuto modo di
vedere. E mentre Luigi dava un'occhiata alla classe e pensando ai ricordi, dietro una cartina vide un
disegno. Era proprio un lavoro di Giovanni dove c'era scritta una frase che immobilizzò Luigi: "Sono
nato sbagliato ".
Luigi diede il disegno al padre di Giovanni che subito lo inserì nella mostra delle opere di Giovanni.
Quel ragazzo che adesso tutti chiamano "II piccolo Giotto".
Ma per Luigi resterà sempre l'amico che da lassù continua a voler bene. Quell'amico che riusciva ad
esprimersi con i colori della fantasia e del cuore...





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Racalmuto - Notizie di Racalmuto    Domenica 10 Giugno 2012 00:59 Redazione                

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