"Ali
del cuore" a Raffadali per studenti di scuola superiore
decima edizione del
concorso
Ha ricordato
con un racconto
il compagno di
classe scomparso prematuramente,
partecipando ad
un concorso di scrittura. "Ali del cuore" s'intitola il premio che
Federico Picone, di Racalmuto, studente
di secondo anno dell'istituto "Enrico Fermi" di Agrigento, Ina
ritirato giovedì scorso
a Raffadali, presso la scuola media "Galilei". Un concorso riservato a studenti di scuola superiore della
provincia giunto quest'anno
alla decima edizione.
Alla cerimonia di consegna dei premi erano
presenti oltre agli amministratori di Raffàdali, numerosi dirigenti
di istituti provinciali, sindaci
e autorità religiose.
Picone
che ha convinto i componenti della giuria, composta da insegnanti, è
dedicato a Giovanni Domenico
Marchese, il quattordicenne che il 4 settembre
del 2009 morì sotto i ferri in un ospedale di Palermo. I due,
Picone e Marchese, frequentavano la stessa
classe alla scuola media 'Pietro D'Asaro" di Racalmuto. Pubblichiamo il racconto
"Un'amicizia spezzata" che ha vinto il premio "Ali del
cuore".
Un'amicizia
spezzata
Due amici, compagni di scuola. Un'amicizia nascosta. E poi un sogno: il
presentimento che i rapporti
potessero essere interrotti. La storia di due adolescenti e del loro
rapporto spezzato dalla morte
tragica di uno di loro. Un racconto ispirato, in parte, da una storia
vera.
Questa è la storia di due amici, di due compagni di
classe. Luigi e Giovanni, quattordici anni e con
tanta voglia di vivere. Come è
naturale negli adolescenti e nei giovani.
Uno, Giovanni, con una grande passione dentro: il disegno, l'arte in
generale. Aveva però un talento
che teneva per se, che non mostrava a tutti. Ma era bravo, Giovanni, a
fare schizzi tanto che i
compagni di scuola lo soprannominarono, simpaticamente, "Giotto".
Luigi invece aveva altre passioni: faceva parte degli scout, si dedicava
anche al gruppo folk.
I due erano molto legati, anche se il loro rapporto era silenzioso.
Giovanni aiutava spesso Luigi e
assieme trascorrevano momenti felici tra i corridoi della scuola media
assieme ad un altro compagno
e amico,
Claudio, ragazzo down.
Tuttavia Giovanni non amava molto uscire con gli amici la sera, il sabato
e la domenica. Preferiva
starsene a casa o con uno zio, falegname, o con il fratellino Giuseppe.
Nonostante la giovanissima età
era molto conosciuto, forse perché
partecipava a molte iniziative culturali che si svolgevano in paese.
Una volta addirittura espose un suo lavoro: con l'aiuto del nonno e lo
zio, tutti e due falegnami, costruì una miniatura di
monumenti del paese.
E Luigi, invece, oltre agli hobby che coltivava, preferiva stare in
piazza. Ma nonostante i diversi
interessi, avevano in comune una cosa: non amavano studiare le cose della
scuola. Ma c'erano
sempre. Sempre presenti in classe, per scherzare e ridere e giocare
soprattutto con le ragazzine.
E la complicità tra i compagni di quella
classe arrivava al punto che Giovanni confidò a Luigi, a tutti
i compagni e a qualche insegnante che soffriva di una malattia non grave,
per fortuna, ma che per
guarire del tutto doveva affrontare piccoli interventi.
Giovanni e Luigi frequentavano la terza media e ora si preparavano agli
esami. E inevitabilmente
chiusa la scuola i due dovevano distaccarsi, anche se Luigi non voleva.
Ma Giovanni preferiva stare a
casa, a
disegnare, a dipingere, a creare.
Dopo l'estate Luigi decise di rintracciare Giovanni e invitarlo ad
uscire il 4 settembre, in occasione dei
festeggiamenti in onore di Santa Rosalia, la patrona del paese. Il 4
settembre era un venerdì, e un
giorno prima a casa di Giovanni squilla il telefono. Era proprio Luigi
che lo aveva invitato a stare
assieme
durante la festa.
"Giova, domani usciamo?", disse Luigi. "Non so se posso, ho da
fare", rispose un po' freddo
Giovanni. Si chiuse la telefonata, Luigi restò un po' incredulo da quella risposta. Si chiedeva come
mai Giovanni non voleva uscire.
Lo turbò a tal punto che la notte
Luigi sognò Giovanni che gli diceva : "...domani non posso uscire
con te, però tranquillo che saremo
vicini, io sto bene, ci rivedremo... non presto, ma ci rivedremo".
Arrivò la festa in paese. Una piccola festa molto
sentita nella comunità. Luigi pensava a quel sogno,
ma non
riusciva a dare una spiegazione.
Ma nel pomeriggio, intorno alle 15, poco prima della processione, ecco
arrivare una brutta notizia.
Giovanni non c'era più. Il suo cuore si è fermato
sotto i bisturi di un medico, in una sala d'ospedale, a
Palermo. Una disgrazia. Una terribile disgrazia. Giovanni è morto dopo uno sbaglio. E pensare che
questo era l'ultimo intervento che avrebbe dovuto affrontare.
Ecco perché, il giorno prima a
telefono si era comportato in quel modo. Solo adesso Luigi capì.
Lo capì in mezzo al dolore di una perdita
improvvisa, di un legame che si è spezzato in silenzio.
Non aveva lacrime per piangere, non ci riusciva a credere che il suo
amico non c'era più.
La morte del ragazzo sconvolse tutti. In paese, il giorno del suo
funerale, fu proclamato il lutto
cittadino. I compagni di Giovanni increduli si ritrovarono in piazza.
No, non poteva essere vero.
E Luigi a
pensare a quel sogno, a quelle parole.
La bara bianca di Giovanni, al suo arrivo in chiesa, fece capire a Luigi
che non si trattava di un
incubo. Giovanni, purtroppo, era morto davvero.
Tra i ragazzi c'era rabbia e dolore: non si può morire a quattordici anni per un intervento. I giornali
scrissero di questo caso come uno dei tanti di malasanità.
Luigi pensava ancora alle parole del sogno. A quello che gli disse
Giovanni e questo lo aiutò molto
durante
quei giorni, quelle settimane tristi.
Da allora tante sono state le iniziative, le manifestazioni per
ricordare questo piccolo generoso artista.
E Luigi sempre presente. Una volta tornò a scuola, in quella classe dove i due amici e compagni
condivisero
momenti di gioia e spensieratezza.
Ricordò i bei momenti trascorsi insieme. E ora a
scuola un'aula è dedicata proprio a Giovanni.
Durante l'inaugurazione furono esposti tutti i disegni di Giovanni che
Luigi aveva già avuto modo di
vedere. E mentre Luigi dava un'occhiata alla classe e pensando ai
ricordi, dietro una cartina vide un
disegno. Era proprio un lavoro di Giovanni dove c'era scritta una frase
che immobilizzò Luigi: "Sono
nato sbagliato ".
Luigi diede il disegno al padre di Giovanni che subito lo inserì nella mostra delle opere di Giovanni.
Quel ragazzo che adesso tutti chiamano "II piccolo Giotto".
Ma per Luigi resterà sempre l'amico che da
lassù continua a voler bene. Quell'amico che riusciva ad
esprimersi
con i colori della fantasia e del cuore...
Ricorda l'amico scomparso e vince un premio - Malgrado Tutto Web | Sito Ufficiale
Racalmuto - Notizie di Racalmuto Domenica 10 Giugno 2012 00:59 Redazione
2/3
.jpg)